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134 anni dalla nascita di Francesco Baracca, l’Asso degli Assi del “Cavallino Rampante”

Pilota leggendario, grande soldato, campione indiscusso di abilità e coraggio, simbolo dell’eroe cavalleresco, il principale Asso dell’Aviazione Italiana con all’attivo ben 34 abbattimenti riconosciuti, Medaglia d’Oro al Valor Militare… tutto questo e molto di più è stato Francesco Baracca: il 9 maggio ricorre il 134° Anniversario dalla nascita.


L’”Asso degli Assi” nacque a Lugo il 9 maggio del 1888 da una famiglia di proprietari terrieri, abbracciando la vita militare dopo gli studi, uscendo Sottotenente dell’Arma di Cavalleria del Regio Esercito dall’Accademia Militare di Modena e frequentando il corso di specializzazione presso la Scuola di Cavalleria di Pinerolo. Assegnato al 2º Reggimento Cavalleria “Piemonte Reale” di stanza a Roma, rimase affascinato da un’esercitazione aerea presso l’aeroporto di Roma-Centocelle e decise di passare all’aviazione: la sua domanda fu accolta il 24 aprile del 1912, mentre il 9 luglio dello stesso anno conseguì il brevetto di pilota.


E Francesco Baracca divenne effettivamente il più grande pilota di ogni tempo, con una carriera militare breve ma fulminante, da eroe della 91^ Squadriglia, detta “degli Assi”, distinguendosi in ogni azione di guerra per valore e spirito cavalleresco: era solito dire “Voglio colpire l’aereo, non l’uomo”. Eroe della 91^ Squadriglia, detta degli Assi. Gli furono conferite una Medaglia d’Oro, tre d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare e altri riconoscimenti minori. Questa la motivazione della MOVM, il 5 maggio 1918, quattordici giorni prima della sua scomparsa a bordo di uno SPAD S.VII nei cieli del Montello presso Nervesa della Battaglia il 19 maggio: «Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in sessantatré combattimenti, ha già abbattuto trenta velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri, tornò due volte col proprio apparecchio colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrici. Cielo dell’Isonzo, della Carnia, del Friuli, del Veneto e degli Altipiani».


Il Museo Francesco Baracca di Lugo di Romagna, terra natale dell’eroe, ha voluto ricordare Francesco Baracca riportando un passo di una lettera al padre Enrico, scritta dopo il suo primo volo come passeggero, effettuato il 4 maggio 1912 a bordo dell’Hanriot pilotato da Marcel Hanriot, figlio del proprietario della Scuola di volo di Bétheny. Francesco, giunto in Francia alla fine di aprile, iniziò il percorso di addestramento per il conseguimento del brevetto di pilota aviatore a Reims, nella Champagne.


“𝑁𝑜𝑛 𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑜 𝑎 𝑡𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑚𝑖, 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑜𝑡𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑒𝑔𝑔𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑚𝑖 𝑎𝑑 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑎. 𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑣𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑒𝑚𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑙𝑜 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑒𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑚𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑒, 𝑒𝑑 𝑜𝑟𝑎 𝑚𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑔𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑟 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑣𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑙’𝑎𝑣𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑛𝑠𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑑 𝑎𝑣𝑟𝑎̀ 𝑢𝑛 𝑎𝑣𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑝𝑖𝑡𝑜𝑠𝑜. [...]

𝑅𝑒𝑖𝑚𝑠 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎: 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑜𝑡𝑜𝑐𝑖𝑐𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑣𝑒𝑙𝑖𝑣𝑜𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑟𝑖𝑎: 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.[...] 𝑆𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑙 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 6 𝑎𝑙𝑙𝑒 9 𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 4 𝑎𝑙𝑙𝑒 7 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑒 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑐𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑚𝑖𝑛𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒: 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑖𝑒𝑣𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖 𝑝𝑖𝑙𝑜𝑡𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜; 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒, 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑒𝑐𝑖 𝑜 𝑑𝑜𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑟𝑎𝑝𝑖𝑑𝑒 𝑒𝑣𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖. 𝑄𝑢𝑖 𝑎 𝑅𝑒𝑖𝑚𝑠 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑑 ℎ𝑜 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑖𝑒𝑣𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑣𝑖𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑧𝑧𝑖, 𝑜 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑚𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖; 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖 𝑜 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑣𝑖 𝑒̀ 𝑏𝑢𝑟𝑟𝑎𝑠𝑐𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑖 𝑣𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑐𝑎𝑣𝑎𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑎𝑣𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑜 𝑏𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑚𝑢𝑟𝑜 𝑑𝑖 1 𝑚𝑒𝑡𝑟𝑜. […] 𝑇𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑜 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑒𝑟𝑖 ℎ𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑣𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑜: 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑖 𝑠𝑢 𝑢𝑛 𝐻𝑒𝑛𝑟𝑖𝑜𝑡 𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑖, 𝑖𝑜 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑖𝑙 𝑝𝑖𝑙𝑜𝑡𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜: 𝐴𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑖 𝑚𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑙’𝐻𝑒𝑛𝑟𝑖𝑜𝑡 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖̀ 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎, 𝑛𝑒𝑙 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀: 𝑒𝑟𝑎𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑎 30 𝑜 40 𝑚 𝑒 𝑠𝑖 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑎 70-80 𝑘𝑚 𝑎𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑎 𝑒 𝑚𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑣𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑜 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑒̀ 𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑒𝑧𝑧𝑒 𝑒𝑑 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑐𝑖𝑎 𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑖 100 𝑘𝑚 𝑎𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑎: 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑑𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑝𝑖𝑙𝑜𝑡𝑖. 𝐸𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑣𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑎𝑑 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑏𝑒𝑟𝑖, 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑒, 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎; 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑣𝑜𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑖𝑢̀ 𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑎𝑓𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑔𝑖𝑟𝑖. 𝐼𝑙 𝑝𝑖𝑙𝑜𝑡𝑎 𝑚𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑚𝑢𝑜𝑣𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑒𝑑 𝑖𝑜 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑔𝑟𝑖𝑑𝑎𝑣𝑜: 𝑃𝑙𝑢𝑠 ℎ𝑎𝑢𝑡 𝑝𝑙𝑢𝑠 ℎ𝑎𝑢𝑡! 𝑆’𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑢𝑠 𝑝𝑙𝑎𝑖𝑡; 𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑎 100 𝑚 𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑓𝑢𝑚𝑚𝑜 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑎𝑒𝑟𝑜𝑑𝑟𝑜𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑣𝑜𝑙 𝑝𝑙𝑎𝑛𝑒̀ 𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑐𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑜̀ 𝑑𝑜𝑙𝑐𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎. 𝐴𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑣𝑒𝑛𝑒𝑟𝑑𝑖̀ 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑎 𝑎 𝑅𝑒𝑖𝑚𝑠 𝑒 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑚𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑎 𝑟𝑢𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑎 𝑔𝑖𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑠𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑧𝑎; 𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑣𝑜 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑡𝑖𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑒𝑣𝑜̀ 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑜 𝑡𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑟𝑖, 𝑚𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜𝑣𝑟𝑎𝑖 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑢𝑜𝑡𝑒 𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎.”


Il prossimo 14 maggio alle ore 17 sarà inaugurata presso il sopracitato Museo Baracca la mostra “Ex Libris – Tra i quaderni e i libri di Francesco Baracca”, della quale uno dei temi centrali sarà proprio lo stretto legame dell’Asso con la Francia, rinsaldato successivamente da altri due soggiorni in terra transalpina.


Francesco Baracca viene ricordato certamente per le sue imprese, ma anche per il celebre Cavallino Rampante, l’insegna personale con cui volava posta sulla fiancata sinistra del suo velivolo. Come un filo rosso, il “Cavallino” di Baracca lega insieme l’Aeronautica Militare, gli Eurofighter del 4° Stormo Caccia, la Scuderia Ferrari e l’omonima casa automobilistica! Il simbolo, raffigurante in origine un cavallo argenteo su campo rosso, rivolto a sinistra e con la coda abbassata, nacque come stemma araldico di uno dei più prestigiosi reparti dell’Esercito Italiano, il “Piemonte Reale Cavalleria” fondato nel 1692 dal Duca di Savoia col motto “VENUSTUS ET AUDAX”. Proprio presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale” prestò servizio Francesco Baracca, peraltro grande amante dei cavalli, nei primi anni del Novecento prima di entrare in Aviazione: ispirandosi allo stemma del reparto a cui apparteneva, Baracca dipinse il cavallino, opportunamente modificato, sulla fusoliera dei suoi aerei. Nella Squadriglia degli Assi, ogni eroe della Caccia si distingueva con un simbolo per farsi riconoscere: l’aereo di Baracca era inconfondibile, recando come insegna un cavallo nero. La famiglia ne tenne vivo il ricordo, dopo la sua morte: la Contessa Paolina Biancoli Baracca, madre dell’Eroe, si rivolse a colui che all’epoca era un giovane pilota e costruttore modenese, Enzo Ferrari, donandogli il prezioso emblema che caratterizzava il figlio: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna». E così fu: il 3 luglio 1985, rispondendo allo storico lughese Giovanni Manzoni, Enzo Ferrari rivelò di conservare ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori con cui gli affidarono il simbolo. All’effigie del cavallino nero, rimasta immutata, Ferrari aggiunse il fondo giallo canarino, il colore-simbolo di Modena: il famosissimo simbolo della Ferrari è un’eredità di Francesco Baracca! Riapparso come stemma della 91a Squadriglia negli anni Venti, il Cavallino Rampante divenne poi l’insegna del 4° Stormo della Regia Aeronautica per volere del suo comandante Amedeo d’Aosta, e tale è rimasto tutt’ora, oltre ad essere il simbolo del 9° Stormo “F. Baracca” di Grazzanise, dipendente dalla 1a Brigata Aerea Operazioni Speciali (B.A.O.S.) a Furbara e quindi del Comando di Squadra Aerea. Il “Cavallino” svettò anche sulla fusoliera di una delle pattuglie acrobatiche storiche di cui le Frecce Tricolori han raccolto il testimone.


Dalle auto di Maranello da GP e Formula 1 alle Moto Ducati (che per un periodo utilizzarono quello stemma, su richiesta del progettista Fabio Taglioni, originario di Lugo di Romagna) fino ai timoni di coda degli Eurofighter del 4° Stormo, adornati con lo storico simbolo, il Cavallino Rampante corre e vola ancora, da più di 100 anni. L’Asso degli Assi è più vivo che mai, e l’Associazione Arma Aeronautica – Aviatori d’Italia, insieme al suo CESMA – Centro Studi Militari Aeronautici, viene ospitata regolarmente, per le sue iniziative a Roma, presso una zona a lui dedicata nella Casa dell’Aviatore, la Sala Baracca.




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